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Macfrut Fruit e Veg professional show

Dal 9 all’11 maggio 2018 si svolgerà la 35esima edizione del Macfrut Fruit e Veg professional show presso il Rimini expo centre.

Il Macfrut è l’evento di riferimento per i professionisti del settore ortofrutticolo in Italia e nel mondo, è l’occasione migliore per conoscere e farsi conoscere dal mondo, scoprire le innovazioni del settore provenienti da tutto il mondo, è perciò non solo un momento di business ma anche di conoscenza. Macfrut è infatti una fiera verticale che rappresenta tutta la filiera ortofrutticola in ambito internazionale, undici sono i settori espositivi in rappresentanza di tutti gli anelli del sistema: sementi; novità vegetali e vivaismo; tecnologie di campo; mezzi tecnici; produzione, commercio e distribuzione; biologico; macchinari e tecnologie del post raccolta; materiali e imballaggi di confezionamento; quarta gamma; logistica; servizi.

Il Rimini expo centre vanta 55 mila metri quadrati i quali ospiteranno 1100 espositori di cui il 25% esteri, 1500 buyer invitati e oltre 50 eventi, in fiera ci sarà anche un’area “dinamica”, Acqua Campus, un campo di 500 metri quadrati dove si potranno vedere in azione gli impianti di irrigazione di ultima generazione e inoltre per valorizzare l’innovazione nella produzione e nelle tecnologie è stato confermato il Macfrut Innovation Award per premiare le innovazioni tecniche più significative in termini di sostenibilità ambientale ed economica e miglioramento della qualità dei prodotti ricordando che l’Italia è leader mondiale delle tecnologie meccaniche per le aziende ortofrutticole.

La fiera di Rimini è adatta anche a chi si occupa di logistica e packaging, di macchinari e distribuzione, è una scoperta del settore a 360 gradi.

Sito web di riferimento: www.macfrut.com

Cosa significa e come riconoscere cibi e prodotti biologici

Negli ultimi anni il consumo di prodotti biologici è aumentato, specialmente nei paesi occidentali. I motivi sono molti e uno dei quali è la maggior attenzione che le persone hanno della propria salute, del proprio benessere, della propria linea e se vogliamo anche alle mode del momento.

Nonostante questo forte interesse, siamo sicuri di sapere cosa significa prodotti e cibi biologici, come riconoscerli e quali sono i loro benefici?

Per essere definito biologico un prodotto deve rispondere ad alcune caratteristiche: deve essere prodotto senza inquinare, non deve contenere conservanti o pesticidi, non deve essere OGM (organismi geneticamente modificati), non deve sfruttare l’allevamento intensivo, rispettare la stagionalità ed essere sottoposto a controlli di enti certificati.

La vigilanza può avvenire attraverso tre modalità:

  1. ispezioni presso le aziende
  2. analisi dei campioni
  3. verifica dei registri di carico e scarico

Se siamo interessati a consumare solo prodotti biologici dobbiamo essere in grado anche di riconoscerli tra gli scaffali del supermercato e per poterli individuare è necessario controllare se sono in possesso dell’etichetta Agricoltura Biologica o Allevamento Biologico-Regime di controllo CEE. L’etichetta deve riportare la data, la sigla del paese di provenienza, la sigla dell’ente che ha effettuato le verifiche, un codice dell’azienda, uno per la partita del prodotto e per chi ha buon occhio avrà sicuramente notato che i prodotti biologici on sono mai distribuiti in contenitori di plastica o materiali sintetici.

Tenendo conto che “siamo ciò che mangiamo” è nostro interesse scegliere sempre il meglio per il nostro organismo ma c’è chi dice che non è detto che i prodotti biologici siano più o meno nutrienti ma sicuramente mangiare biologico significa preservare l’ambiente e questo sarebbe sicuramente un buon motivo per iniziare.

I ritmi della natura e i segreti dei contadini

Se si richiede alla terra di donarci i suoi frutti è necessario rispettarne i ritmi.

La natura è un organismo razionale e organizzato secondo regole precise perciò se vogliamo dedicarci, che sia per relax, passione o lavoro alla coltivazione della terra è necessario un approccio intelligente.

Per prima cosa bisogna sempre tenere sotto controllo la stagionalità senza alterare i ritmi naturali di ogni prodotto. Coltivando frutta e verdura fuori stagione, senza l’utilizzo di serre apposite, si rischia di sottoporre la pianta a temperature di eccessivo caldo o freddo innaturali ottenendo così risultati scadenti o vani.

L’arte della coltivazione ha una storia antichissima così come le sue tradizioni, oggi siamo in grado di gestire la semina seguendo basi scientifiche della biologia più raffinata mentre i nostri nonni, non occorre andare tanto indietro con il tempo, si basavano sull’osservazione e su una logica aleatoria ma efficace, il loro calendario dell’orto ad esempio era scandito da abitudini e riferimenti come ad esempio la ricorrenza di un santo patrono (le patate ad esempio di seminano a San Giuseppe).

Altro alleato del buon contadino è la luna. Sul perché il satellite influenzi l’andamento della coltivazione non ci sono risposte scientifiche ma anche queste sono basate sulla saggezza dei nonni, chi desidera seguire la tradizione non può non prenderla in considerazione. Le due fasi principali da tener presente sono due: luna calante e luna crescente. In fase di luna calante si dice che la terra sia più recettiva, perciò si semina ortaggi da radice. La luna influenza anche la raccolta infatti in fase calante è tempo di raccogliere tutti quei prodotti che intendiamo conservare a lungo. La fase crescente è la fase adatta alla semina perché si pensa che abbia uno stretto rapporto con la circolazione della linfa nelle piante perciò contribuisca a una maggior crescita verso l’altro, per questo motivo è il momento di più adatto per gli ortaggi che crescono fuori dalla terra come pomodori, zucchine, melanzane, peperoni e fagioli.

Piramide Alimentare Toscana (PAT)

La medicina più efficace per stare bene? C’è. E’ la qualità della vita. E il primo passo per conseguirla è quello di scegliere una sana, equilibrata e corretta alimentazione.
Scienziati di tutto il mondo concordano sul fatto che l’attività fisica e il mangiare sano sono fondamentali. Del resto lo dicevano anche le nostre nonne: “siamo quello che mangiamo”. Il nostro benessere dipende, in larga misura, dalle scelte che facciamo quando ci mettiamo a tavola. Ma come facciamo a scegliere bene? In base a quali criteri decidiamo il menù quotidiano? Molto spesso ci troviamo di fronte a consigli contraddittori, affermazioni inesatte, pregiudizi e gusti personali. Altre volte è la scarsità di tempo disponibile per acquistare e cucinare i cibi che decide al nostro posto. Altre ancora è la paura verso alcuni metodi di coltivazione, per esempio l’uso dei pesticidi, oppure verso certi luoghi di provenienza dei prodotti.
Dobbiamo imparare a scegliere i cibi più adatti per mantenerci in salute e qui la scienza ci può aiutare. La ricerca ha identificato i cibi che possiamo consumare, più o meno frequentemente, per stare bene. Nasce da qui la “Piramide Alimentare Toscana” (PAT): una rappresentazione grafica della sana ed equilibrata alimentazione. Suddivisa su sei livelli, la Piramide ci indica le corrette proporzioni dei cibi che non dovrebbero mai mancare nella nostra dieta. Nel livello più basso, alla base della Piramide, sono rappresentati i cibi da consumare più spesso, mentre man mano che si salgono i gradini vengono indicati quelli da consumare con minor frequenza. Oggi esistono specifiche Piramidi di molte Nazioni, che coniugano le tradizioni alimentari con le indicazioni nutrizionali frutto della ricerca scientifica e medica, ma non in Italia, dove ancora manca una Piramide ufficiale così semplice.
La PAT è la prima e unica iniziativa esistente, che declina in ambito regionale prodotti e abitudini per una alimentazione corretta, in linea con le caratteristiche culturali e con le tradizioni alimentari della regione. La nostra Piramide, nasce grazie al lavoro di un qualificato comitato scientifico, composto da un gruppo di ricercatori delle Università e di vari Istituti toscani che si occupano di alimentazione. Gli abbiamo chiesto di fornirci alcune semplici e comprovate indicazioni, rispettose delle nostre tradizioni culturali, agricole e gastronomiche, utili per farci vivere in buona salute.
Ricercatori e scienziati hanno selezionato alcuni prodotti in base alle loro caratteristiche organolettiche, alla loro varietà e genuinità, alla vicinanza tra il luogo di produzione e quello di consumo in modo da consumare cibi più freschi e più sani.
Il risultato è la Piramide alimentare toscana, che ci propone 70 prodotti, di cui 65 appartengono alla tradizione toscana; un appropriato consumo di acqua, di vino, insieme ad una costante attività fisica.
I sei scalini della PAT, dal basso verso l’alto, sono:
  1. frutta e verdura;
  2. cereali e derivati e olio extravegine di oliva;
  3. legumi, frutta secca, latte e yogurt;
  4. pesce e pollame;
  5. formaggi, uova e patata;
  6. carne, salumi e dolci.
A parte, indicazioni specifiche per il vino, l’acqua e l’attività fisica.
Tra questi prodotti, la Piramide toscana suggerisce pochi ma sicuri orientamenti: consumare tutti gli alimenti – tutti, senza nessuna esclusione – con una frequenza diversificata: più spesso i gruppi alimentari posti in basso nella piramide e più raramente quelli in alto. Vino con moderazione solo ai pasti, e alla base di tutto molta attività fisica. Insomma con pochi accorgimenti e molto gusto… toscani si diventa anche attraverso l’alimentazione.

Tutti i colori del benessere

Quante volte vi sarete sentiti dire “devi mangiare più frutta e verdura”, oppure “mangialo che ti fa bene” ma proprio quel colore verde non ti convince e così privi il tuo organismo di vitamine e minerali necessarie solo per una questione di colori.

Spezziamo una lancia per tutte quelle mamme, nonne e nutrizionisti vari che vogliono convincerti a mangiare ortaggi dicendo che non esistono solo ortaggi verdi ma la caratteristica principale di frutta e verdura sta proprio nei loro molti colori accesi e decisi. Il colore è importante perché ad ognuno corrisponde una proprietà essenziale per il nostro corpo, proteggendoci da malattie e aiutandoci ad invecchiare meglio.

Avrete già sentito parlare dei cinque colori di frutta e verdura, ossia: verde, bianco, giallo/arancione, rosso, blu/ viola. Ad ogni colore corrispondono sostanze colorate protettive è perciò importante non solo la quantità ma anche la varietà. Facciamo alcuni esempi:

  • Verde: la verdura di colore verde contiene sostanze (clorofilla, carotenoidi, magnesio, vitamina C, acido folico e luteina) necessarie per la protezione di vasi sanguigni, ossa, denti e regola la trasmissione di impulsi nervosi.
  • Bianco: La frutta bianca come l’uva, la mela e la pera e verdure come aglio, cavolfiore finocchio ma anche noci, mandorle e castagne agiscono sul colesterolo proteggendo così anche il cuore e tutto il sistema cardiovascolare.
  • Giallo/arancione: mangiando zucche, arance, carote e altri prodotti di questo colore ci prendiamo cura della nostra pelle rafforzando le difese dell’invecchiamento grazie alla presenza di flavonoidi, carotenoidi e vitamina C.
  • Rosso: il rosso, il colore caratteristico dei pomodori, dei peperoni, ciliegie e fragole è il colore del licopene ossia una sostanza che, oltre a proteggere la pelle, ha degli effetti positivi sulla memoria e sul tratto urinario inoltre, a differenza di altre sostanze, non viene danneggiato dalla cottura.
  • Blu/viola: ci dovrebbe venire subito in mente la melanzana, i fichi e i frutti di bosco, questi riducono il rischio di malattie cardiovascolari, aumentando l’elasticità delle pareti capillari favorendo una migliore circolazione periferica.

Si sa che le abitudini delle persone sono facilmente influenzabili dalle mode, gli anni 2017 e 2018 sono stati gli anni delle centrifughe, le bevande per eccellenza per gli appassionati di fitness e Instagram, e delle youtuber che con i tutorial ci spiegavano come migliorare la pelle con maschere di avocado o cetrioli, ma la frutta e la verdura non va solo postata ma anche mangiata; nonostante i trend alcune statistiche mostrano che in Europa non si consuma la quantità minima di frutta e verdura. Secondo i rapporti dell’OMS, il 4.4% del costo totale dovuto alle malattie in Europa potrebbe essere attribuito proprio allo scarso consumo di frutta e verdura. Si stima che, in tutto il mondo, si potrebbero salvare più di 2.7 milioni di vite solo aumentando il consumo di frutta e verdura.

Sulla base di questa osservazione il consumo di prodotti ortofrutticoli non è solo una moda o una fissa delle mamme ma una necessità del nostro organismo.

Il bordatino

Cenni Storici

Il bordatino, prima minestra storica livornese nasce a bordo dei velieri importatori di grano saraceno. Si tratta di una farinata densa che all’epoca era preparata con quel grano e cucinata, per lo più, nel brodo di pesce, rare volte in brodo di carne. Con l’arrivo del mais dalla farina grigia del grano saraceno si passò alla farina gialla e con l’arrivo dei fagioli s’iniziò a adoperare la loro acqua di cottura. A terra per arricchimento si aggiunse un soffritto d’odori e qualche foglia di cavolo nero. Da “zuppa marinara” si trasformò in zuppa campagnola. Essendo una minestra povera ognuno la preparava con quel che aveva al momento.

Ricetta

Ingredienti per 4 persone
100 g di farina gialla; 200 g di cavolo nero; 1 cipolla; 1 carota; brodo di fagioli rossi con qualche fagiolo; 4 cucchiai d’olio; 1 cucchiaio di conserva; pomodoro sale e peperoncino.

Esecuzione
Tritate grossolanamente gli odori e fateli insaporire con l’olio, il sale e il peperoncino. Aggiungete il cavolo nero ben pulito e tagliato a striscioline e la conserva di pomodoro diluita con un poco d’acqua. Quando anche il cavolo nero sarà insaporito aggiungete il brodo di fagioli, poi, molto lentamente, la farina. Fatela cuocere bene. Si serve non troppo calda e con l’aggiunta di un filo d’olio (meglio se di frantoio).

 

Fonte: Vetrina Toscana